Sommario: 1. Premessa; 2. Fintech e Finanza Digitale: genesi ed evoluzione; 3. L’impatto del Digital Finance Package; 3.1 La strategia sulla finanza digitale; 3.2 La strategia dei pagamenti al dettaglio; 4. Conclusioni.
1. Premessa
Da decenni, il settore finanziario ha sperimentato una profonda trasformazione nell'erogazione dei servizi per effetto dei cambiamenti intervenuti grazie all’avvento della digitalizzazione[1].
Tale fenomeno ha costretto la pubblica amministrazione alla declinazione di nuovi modelli e principi[2] organizzativi e regolatori di uno spazio non più fisico ma virtuale[3], di cui le nuove tecnologie sono un potenziale strumento di maggiore efficienza, economicità e semplificazione della sua azione[4].
Questa evoluzione o rivoluzione[5] generata dalla crisi fiduciaria degli intermediari tradizionali, che ha portato allo sviluppo di nuove forme di investimento o strumenti di finanza alternativa[6], dalla trasformazione radicale e tecnologica delle attività economiche e dalle restringenti misure nazionali ed internazionali dovute all’emergenza da Coronavirus, ha causato una rapida obsolescenza dell’attuale normativa in vigore.
In particolare, l'attenzione è stata rivolta ad aspetti nuovi, tra i quali il miglioramento della fornitura di attività tradizionali e l'introduzione di nuovi modelli di business per le società di servizi finanziari.
Conseguentemente, è sorta la necessità di prevedere altrettante regole e competenze per affrontare fenomeni del tutto sconosciuti[7].
In tale contesto, svolgono un ruolo importante nel raggiungimento degli obiettivi di inclusione finanziaria «l’impiego di tecnologie emergenti, quali machine learning, intelligenza artificiale, distributed ledger technologies (DLT), ecc. le quali, oltre a poter essere utilizzate tanto da nuovi soggetti, quanto da intermediari tradizionali (e assicurativi)[8], hanno il potenziale di ridisegnare (e digitalizzare) l’industria del mercato finanziario (fenomeno generalmente noto come Fintech)»[9].
Le autorità europee e nazionali hanno, quindi, intrapreso un’intensa attività di regolamentazione con il fine di «ridurre la frammentazione del mercato, promuovere la concorrenza e favorire l’innovazione, contenendone i rischi legati alla stabilità finanziaria, alla protezione dei consumatori e al riciclaggio di denaro»[10].
Sebbene il fenomeno del Fintech sia stato (ed è tuttora) oggetto di numerose iniziative e provvedimenti a livello nazionale[11] e internazionale, che rendono sempre più complessa e costosa la conformità alla legge da parte degli intermediari, il presente contributo si propone di analizzare la nuova strategia della Commissione Europea sulla finanza digitale, pubblicata nel settembre 2020, che prevede «l’aggiornamento delle norme esistenti e l’introduzione di nuove regole (e principi) che assicurino la gestione dei rischi associati alla digitalizzazione dell’industria finanziaria (…) e chiariscano gli elementi di incertezza regolamentare che possono limitare gli investimenti tecnologici degli operatori» [12].
Prima di intraprendere questo percorso è opportuno delineare il concetto di Fintech, quale elemento chiave di volta delle strategie competitive nel mercato finanziario, sviluppatosi in maniera significativa nel corso degli ultimi anni[13].
2. Fintech e Finanza Digitale: genesi ed evoluzione
Preliminarmente si rende necessario chiarire la distinzione tra Finanza Digitale e Fintech.
Sebbene entrambe le due accezioni descrivano i processi di cambiamento nel settore finanziario attraverso l’introduzione e l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, vi è una sostanziale differenza tra loro.
La Digital Finance (o finanza digitale) è l’applicazione nonché l’impatto, in generale, delle nuove tecnologie sul settore dei servizi finanziari, comprendendo tutti i prodotti e servizi elettronici, quali ad esempio carte di credito e chip, sistemi di scambio elettronico, home banking e servizi di home trading, nonché sportelli automatici (ATM).
Tutte queste tecnologie possono avvantaggiare sia i consumatori che le imprese consentendo un maggiore accesso ai servizi finanziari, offrendo una scelta più ampia e aumentando l'efficienza delle operazioni.
La crescita dell’ecosistema Fintech (detta anche tecnofinanza), sebbene sia visto oggi come il nuovo connubio tra servizi finanziari e tecnologia dell’informazione, si intende, nella sua accezione generalmente condivisa, come «un’attività finanziaria resa possibile o offerta attraverso le nuove tecnologie, che interessa l’intero settore finanziario in tutte le sue componenti, dal settore bancario a quello assicurativo, i fondi pensione, la consulenza in materia di investimenti, i servizi di pagamento e le infrastrutture di mercato»[14].
Essa, quindi, a differenza della digital finance pone maggior enfasi sulle innovazioni e sullo sviluppo tecnologico, promettendo maggiore flessibilità, sicurezza, efficienza e opportunità rispetto ai servizi finanziari consolidati[15].
Di conseguenza, risulta superata la logica della e-finance[16] in favore di un approccio basato sulla triplice dimensione dell’attività economica digitale d’impresa c.d Digital Finance Cube[17].
In tale modello sono presi in considerazione i soggetti e le istituzioni finanziarie interessate; le funzioni aziendali; le tecnologie e i concetti tecnologici applicati al circuito monetario-risparmio-investimento e alla gestione dei rischi bancari, finanziari e assicurativi, sviluppate da società di nuova costituzione (quali start-up, denominate società Fintech)[18], i cui fondatori possiedono sia elevate competenze tecnologiche e digitali, che una elevata e pregressa esperienza nei settori in argomento (c.d educazione finanziaria o financial literacy) [19].
Poiché i cambiamenti e gli sviluppi nel campo delle tecnologie della comunicazione e dell'informazione possono essere molto rapidi e dinamici, le aziende in questo campo devono essere agili ed innovative.
Di conseguenza, tali società IT hanno spesso una cultura distintamente diversa da quella dei fornitori di servizi finanziari affermati, essendo abbastanza agili e innovativi da mettere sotto pressione questi attori affermati e concentrarsi su modelli di business più convenienti ed efficienti.
I principali segmenti coperti dal Fintech possono essere ampiamente descritti come: (i) servizi di credito, depositi e raccolta di capitali; (ii) servizi di pagamento, compensazione e regolamento, comprese le valute digitali; (iii) servizi di gestione degli investimenti (compresa la negoziazione); e (iv) assicurazione[20].
L'anima tecnologia del Fintech è la tecnologia Blockchain quale strumento/protocollo informatico di innovazione e cambiamento nelle relazioni sociali[21], «che usa un registro condiviso, distribuito, replicabile, accessibile simultaneamente, architetturalmente decentralizzato su basi crittografiche, tali da consentire la registrazione, la convalida, l’aggiornamento e l’archiviazione di dati sia in chiaro che ulteriormente protetti da crittografia verificabili da ciascun partecipante, non alterabili e non modificabili»[22].
L'uso di questa tecnologia insieme ad altri progressi tecnologici ha lo scopo di ridurre i costi di ricerca e di verifica delle controparti corrispondenti; di ottenere economie di scala sia nella raccolta che nell'utilizzo di dati di grandi dimensioni; di semplificare la trasmissione delle informazioni in modo più economico, rapido e sicuro, «stante le possibili implicazioni negative sulla protezione dei dati personali, a mente delle stesse caratteristiche della tecnologia (quali la natura distribuita e decentralizzata, o l'immutabilità)»[23].
Le imprese Fintech rappresentano dunque «un forte stimolo per l’industria bancaria in quanto sono in grado di alterare in modo rilevante la struttura e il funzionamento dell'industria finanziaria (…) costringendo le banche a diminuire i costi dei canali distributivi tradizionali e a offrire servizi di elevata qualità alla clientela» [24].
In conclusione, le aziende Fintech, vale a dire sia le start-up che le aziende IT consolidate che entrano nel dominio finanziario, si evolvono all’intersezione tra tecnologia dell'informazione e della comunicazione/finanza, ma richiedono sia un importante intervento di tipo legislativo-regolamentare, finalizzato ad adattare le norme alla mutata realtà operativa, che un intervento di tipo umano, vista la necessità di azioni concrete per valorizzare le competenze all’interno delle imprese e di garantire tutele specifiche per la clientela, chiamata anch’essa a rafforzarsi sotto il profilo delle conoscenze economico-finanziarie.
3. L’impatto del Digital Finance Package
Nell'aprile del 2018 è stata organizzata una consultazione pubblica per raccogliere pareri ed opinioni delle parti interessate sulla sua nuova strategia in tema di finanza digitale.
L’esito di questa consultazione è culminato nel settembre 2020, con l’emanazione da parte della Commissione Europea del Digital Finance Package (DFS), vale a dire la strategia quadro dell'UE in materia di finanza digitale e di pagamenti elettronici al dettaglio, finalizzate a facilitare e sviluppare diverse soluzioni innovative tecnologiche a livello nazionale e transfrontaliero e ad adeguare il quadro normativo e di vigilanza alla crescente digitalizzazione del settore finanziario «creando un contesto in cui prodotti e soluzioni Fintech innovativi possano diffondersi rapidamente in tutta Europa nei prossimi 5 anni (…) senza compromettere la stabilità finanziaria o la protezione dei consumatori e degli investitori»[25].
Le strategie sono al centro della più ampia trasformazione economica digitale dell'UE e del piano di ripresa post-pandemia e si basano sulle sue principali iniziative intersettoriali come: 1) il Piano d’azione Fintech del 2018 che «consentirà di offrire un regime completo di passaporto europeo agli operatori del mercato che decidano di operare in qualità di fornitori europei di servizi di crowdfunding»[26] ; 2) Il Digital Markets Act che è preordinato a limitare gli abusi di potere economico degli oligopoli digitali organizzati secondo il modello delle piattaforme; 3) il Digital Services Act che aggiorna la direttiva 2000/31/CE sul commercio elettronico, predisponendo un quadro regolatorio avanzato per il contrasto degli illeciti in rete e la responsabilità per contenuti informativi illeciti; 4) il Data Governance Act che disciplina l'accesso ai dati del settore pubblico e introduce meccanismi di incentivazione alla condivisione dei dati in mano privata.
La Proposta di regolamento sull'intelligenza artificiale (AiAct) e la Proposta di regolamento su accesso e uso dei dati (Data Act) sono destinate ad integrarsi con tale impianto[27] .
La Commissione ha, quindi, definito un piano ambizioso per creare un ecosistema finanziario digitale dell'Unione Europea competitivo a livello globale, sostenuto da un quadro normativo forte e moderno, in grado di offrire chiari vantaggi sia ai consumatori che alle imprese dell’Unione Europea.
Ma c'è di più in gioco. Le misure proposte riguardano anche l’uso dell'Euro, la salvaguardia della stabilità finanziaria e la tutela della sovranità monetaria europea.
Non è un'esagerazione affermare che il Digital Finance Package contiene una risposta europea agli sviluppi globali che influenzeranno in modo significativo il futuro del sistema finanziario.
3.1 La strategia sulla finanza digitale
Il processo di sviluppo della finanza digitale all’interno dell’Unione Europea è il risultato di una intensa attività di regolamentazione da parte delle Autorità, finalizzata ad indirizzare gli operatori finanziari verso un mercato unico digitale.
La strategia, delineata in quattro obiettivi principali, definisce le linee generali su come l’Unione Europea può sostenere la trasformazione digitale migliorando l’integrazione dei mercati finanziari nell'Unione bancaria e nell'Unione dei mercati dei capitali[28].
Il primo obiettivo prevede l’armonizzazione del mercato unico digitale, affinché nuovi clienti possano accedere più rapidamente ed in maniera efficace ai servizi finanziari, di investimento e assicurativi più innovativi, diversificati e inclusivi (noti come customer on boarding).
In tale ambito, la Commissione proporrà norme armonizzate relative all’identificazione elettronica, pagamenti istantanei e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche (e-IDAS), al fine di consentire il riutilizzo dei dati dei clienti (ossia previo consenso informato del cliente)[29].
Le soluzioni di identificazione digitale interoperabili svolgeranno un ruolo chiave nel consentire ai consumatori di accedere a prodotti transfrontalieri nell’Unione Europea.
Inoltre, la Commissione proporrà (e valuterà) ulteriori regimi armonizzati per le licenze e i passaporti onde consentire l'espansione dei servizi finanziari digitali in tutto il mercato unico dell'Unione Europea.
A tal fine, la Commissione e le autorità di vigilanza (ESA) hanno lanciato un nuovo forum per incoraggiare l'innovazione Fintech nel settore finanziario dell'UE, denominato European Forum for Innovation Facilitators (EFIF), con l’obiettivo di migliorare la cooperazione ed il coordinamento a sostegno dell'applicazione dei nuovi sviluppi tecnologici nel settore finanziario dell’Unione Europea, nonché ad individuare tempestivamente gli ostacoli normativi (e di vigilanza) e ad affrontarli più rapidamente a livello dell'Unione Europea[30].
Il secondo obiettivo è quello di adeguare ed aggiornare il quadro normativo dell’UE onde garantire l’uso corretto e responsabile dell’innovazione finanziaria.
Tale obiettivo è supportato da ulteriori due proposte legislative finalizzate a coordinare gli sforzi sulle iniziative di finanza digitale.
In particolare, si tratta della proposta di regolamento, che consente l’adozione della tecnologia di registro distribuito (DLT) e delle cripto-attività nel settore finanziario (c.d. MICA) e la proposta di regolamento che mira a istituire un regime quadro di resilienza[31] operativa digitale globale (cd. DORA)[32] per le entità finanziarie dell’Unione Europea (estendendo il suo campo di applicazione ad altri tipi di entità e terze parti)[33].
I due documenti stabiliscono e migliorano il flusso delle informazioni disponibili sul mercato mediante l’utilizzo della moneta virtuale nei pagamenti elettronici (di cui un importante catalizzatore è rappresentato dall’ascesa delle criptovalute[34]) e la rimozione degli ostacoli legislativi, questi ultimi finalizzati a garantire che tutti gli attori finanziari siano in grado di agire sui mercati indipendentemente dalle loro dimensioni o dalla loro posizione di mercato.
La realtà delle criptovalute «si forma ai margini del pullulante universo della net economy quale strumento di intermediazione negli scambi (…) nella sua forma più genuinamente innovativa della valuta elettronica a struttura decentrata (c.d. servizi finanziari decentralizzati – DeFi), vale a dire che si fondano su meccanismi di emissione distribuiti all’interno della rete e delle quali è prevista la convertibilità da e verso forme di ricchezza tradizionali e in particolare da e verso valute aventi corso legale».
Sebbene la riconducibilità delle criptovalute al fenomeno monetario sia in realtà ancora incerta[35], esse si inseriscono nella strategia quadro dell’Unione Europea.
Più in particolare, verrà introdotto un regime apposito e su misura per i cripto-asset non coperti dalla legislazione esistente sui servizi finanziari (comprese le stablecoin)[36], così come i token di moneta elettronica, finalizzato a stabilire requisiti più stringenti e rigorosi per gli emittenti che desiderano fornire i propri servizi nel mercato unico digitale (ivi inclusi requisiti sul patrimonio, sulla custodia dei beni, su una procedura obbligatoria di reclamo a disposizione degli investitori e sui diritti dell'investitore nei confronti dell’emittente), mitigando al contempo i rischi per gli investitori e la stabilità finanziaria[37].
Il regime pilota consentirà, invece, la sperimentazione sul campo attraverso deroghe temporanee per l’uso della DLT nella negoziazione e nella post-negoziazione di criptoattività che si qualificano come strumenti finanziari, laddove la legislazione vigente ne precluda o ne limiti l'utilizzazione.
Questo approccio cauto e flessibile permetterà alle autorità di regolamentazione di acquisire esperienza nell'uso della DLT nelle infrastrutture di mercato, onde facilitarne la corretta applicazione e garantire la sicurezza e la protezione degli investitori, l’integrità del mercato e la stabilità finanziaria[38].
L’adozione di DORA, mediante l’identificazione delle 5 principali aree di intervento[39], comporterà una serie di compiti per le istituzioni finanziarie per adeguare i meccanismi già esistenti e, se del caso, l'attuazione di nuove procedure.
Tale aspetto è importante in vista dei potenziali rischi sistemici derivanti da una maggiore esternalizzazione a un numero limitato di terze parti critiche nel settore delle ITC (Information Communication Technologies), come i fornitori di servizi di cloud computing.
A tale riguardo, le Autorità Europee di Vigilanza opereranno in qualità di supervisori principali sull'uso dell’IA (intelligenza artificiale) nei servizi finanziari, in modo da garantire che i fornitori di servizi tecnologici siano adeguatamente monitorati su base paneuropea.
Il terzo obiettivo è quello di promuovere l’innovazione nel settore finanziario mediante la creazione di uno spazio comune dei dati finanziari.
In questo senso la Commissione proporrà modifiche legislative per richiedere che le informazioni in materia siano costantemente aggiornate e rese condivisibili in formati facilmente disponibili elettronicamente, non solo tra le autorità di vigilanza finanziaria, ma anche tra tutti gli attori finanziari.
Inoltre, metterà in atto le condizioni necessarie per consentire l'uso di tecnologie innovative come gli strumenti RegTech (Regulatory Technology) per «riconcettualizzare e ridisegnare la regolamentazione finanziaria in linea con la trasformazione dell’infrastruttura dei mercati finanziari (…) che ripensa il quadro normativo per comprendere nuovi concetti come controllo degli algoritmi e sovranità sui dati (c.d. RegTech 3.0)»[40] e gli strumenti SupTech (Supervisory Technology) per facilitare il controllo da parte delle autorità di vigilanza mediante la digitalizzazione dei processi di reporting e normativi.
Una proposta legislativa (nonché la revisione della direttiva sui servizi di pagamento - PSD2) consentirà, inoltre, la condivisione e l’utilizzo dei dati autorizzati dal cliente da parte delle banche e dei fornitori third-party per creare nuovi servizi (noti come Open Finance).
Il quarto obiettivo prevede l’utilizzo di norme prudenziali e di adeguamenti dell’attuale quadro legislativo in materia di protezione dei consumatori, per garantire che il perimetro di vigilanza prudenziale sia sufficientemente ampio da cogliere ed affrontare i nuovi rischi legati alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione degli enti finanziari.
L’obiettivo sarà proteggere e responsabilizzare gli utenti finali della finanza digitale, salvaguardare la stabilità e l’integrità del settore finanziario dell’Unione Europea, garantendo condizioni di parità tra gli istituti finanziari esistenti ed i nuovi partecipanti al mercato, mediante particolare attenzione al principio stessa attività, stesso rischio, stesse regole.
Alla luce della disciplina appena richiamata, è possibile notare come, nel complesso, la nuova strategia sulla finanza digitale rappresenta l’intenzione chiara della Commissione Europea alla creazione di un ecosistema di finanza e pagamenti digitali resiliente, pienamente operativo e competitivo, per garantire la futura crescita economica dell’Unione Europea.
Si rileva, pertanto, un giudizio positivo sulla nuova legislazione dell’Unione Europea, che prenderà forma nei prossimi anni, a causa della complessità e della natura altamente tecnica ed innovativa dell’elaborazione di un siffatto sistema di armonizzazione, onde facilitarne la corretta applicazione da parte dei consulenti finanziari e delle autorità di vigilanza.
Essa rappresenta, dunque, un primo passo importante verso lo sviluppo di un regime armonizzato (e condiviso) delle attività economiche e digitali, in grado di agevolare a livello globale: la regolamentazione dei mercati delle cripto-attività, la resilienza operativa digitale del settore finanziario, nonché le aspettative di vigilanza sull’applicazione della regolamentazione dei servizi finanziari alle applicazioni di intelligenza artificiale (IA).
3.2 La strategia dei pagamenti al dettaglio
Una rinnovata strategia per pagamenti al dettaglio moderni e sicuri rappresenta l’ultimo pilastro del pacchetto sulla finanza digitale.
Con questa strategia, la Commissione Europea cerca di sviluppare ulteriormente il mercato europeo dei pagamenti, in modo che l’Europa possa beneficiare in modo pieno dell'innovazione e delle opportunità che derivano dalla digitalizzazione.
La strategia si concentra su quattro priorità chiave.
In primo luogo, la Commissione Europea propone di promuovere soluzioni di pagamento digitali e istantanee di portata paneuropea tra cui è possibile rinvenire una revisione del trasferimento istantaneo di credito (SCT Inst.) dell'Area unica dei pagamenti in Euro (SEPA); il monitoraggio dei casi di non conformità al regolamento SEPA (ad esempio, rifiuti di operazioni transfrontaliere di addebito diretto SEPA, nota come IBAN discrimination) ed, infine, l'avvio delle necessarie procedure di infrazione.
La seconda priorità è caratterizzata dallo sviluppo di un mercato dei pagamenti al dettaglio innovativi e competitivi.
Alla fine del 2021 la Commissione Europea avvierà un riesame dell'applicazione e dell'impatto della direttiva sui servizi di pagamento (PSD2), che ha consentito nuovi modelli commerciali basati sulla condivisione dei dati dei conti di pagamento (noto come Open Banking)[41].
La Commissione Europea si concentra, inoltre, sulla creazione di sistemi di pagamento al dettaglio efficienti e interoperabili e di altre infrastrutture di sostegno.
La Commissione Europea esaminerà se sia opportuno proporre una normativa volta a garantire un diritto di accesso, a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie, alle infrastrutture tecniche ritenute necessarie per sostenere la fornitura di servizi di pagamento (un esempio di tale infrastruttura sono i chip Near-Field Communication - NFC integrati negli smartphone, che vengono spesso utilizzati per consentire pagamenti contactless)[42].
L’ultima priorità è quella di consentire pagamenti internazionali efficienti, comprese le rimesse, di modo da facilitare e rendere più accessibili e più convenienti i pagamenti transfrontalieri che coinvolgono Paesi terzi.
Tale fattore incoraggerà anche un maggiore utilizzo dell’Euro e rafforzerà la sua posizione come valuta mondiale.
Da una prima attenta lettura, è possibile notare come, nel complesso, il testo attuale (riflettendo i buoni propositi della Commissione Europea) riconosce l’importanza vitale dei pagamenti digitali in termini di sicurezza, accessibilità e convenienza (compresi i pagamenti contactless) per le transazioni a distanza.
Una chiara enfasi della strategia è la revisione dell’applicazione e dell'impatto della direttiva sui servizi di pagamento (PSD2) e, in particolare, delle disposizioni relative alla protezione dei consumatori e alla prevenzione delle frodi.
Anche l’interoperabilità dei sistemi di pagamento al dettaglio e di altre infrastrutture di sostegno è prioritaria, compresi i diritti di accesso a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie alle infrastrutture tecniche ritenute necessarie per sostenere la fornitura di servizi di pagamento.
Nel complesso, con le suddette regole a livello europeo, si dovrebbe, dunque, aumentare la disponibilità e la crescente trasparenza dei dati finanziari, riducendo la complessità normativa, e favorire la convergenza della vigilanza finanziaria verso un sistema armonizzato con garanzia di un’applicazione omogenea e coerente di tutte le componenti della gestione del rischio ICT da parte dei settori finanziari dell'Unione.
4. Conclusioni
Sebbene il settore finanziario sia stato tradizionalmente uno dei primi ad adottare e ad utilizzare intensamente i nuovi sviluppi nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, l’emergere di modelli di business innovativi e l’ascesa di nuovi concorrenti hanno avuto un’enorme influenza sulle attuali dinamiche del settore.
In un contesto economico in rapida evoluzione e alla luce di requisiti normativi impegnativi e costosi, i fornitori storici di servizi bancari e finanziari si trovano ad affrontare una trasformazione sostanziale: la finanza digitale.
Una clientela più esperta di tecnologia attraverso le generazioni, le nuove tecnologie e la digitalizzazione del settore sfidano i modelli di business dei fornitori di servizi tradizionali.
Sia nuove forme di disintermediazione che nuovi concorrenti possono essere osservati in tutte le funzioni aziendali rilevanti nei servizi finanziari.
In questo contesto, la maggior parte degli attori del settore cerca di progettare prodotti e servizi finanziari personalizzati, intelligenti e flessibili, ma convenienti, e si sforza di raggiungere nuovi livelli di centralità del cliente.
Per garantire la futura crescita economica dell'Unione Europea è necessario, pertanto, creare un ecosistema della finanza e dei pagamenti digitali resiliente, pienamente operativo e competitivo.
I piani della Commissione Europea sono ambiziosi e mirano a stabilire nuovi standard globali che potrebbero ripercuotersi ben oltre i confini dell'UE.
Queste proposte stabiliscono la direzione (o la roadmap) per l’agenda legislativa digitale che prenderà forma nei prossimi anni ed i negoziati sui dettagli del testo giuridico e sull’attuazione richiederanno tempo.
Il futuro delle soluzioni Fintech sarà, quindi, guidato sia dalle innovazioni a livello tecnologico sia dallo sviluppo di «una cultura della digitalizzazione ancora carente» (tanto nei processi di lavoro delle amministrazioni pubbliche, quanto nell’interazione tra queste ultime e i cittadini) [43].
Oltre a ciò, date le elevate dinamiche in questo campo e la necessità di risposte normative rapide ma efficienti, l’approfondimento accademico sull'impatto delle misure normative nell’arena Fintech sarà molto apprezzato offrendo ottimi spunti di riflessione per i futuri modelli di business di finanza digitale.
