Mar, 8 Set 2026 · anno XIII · fascicolo III · mese IX ISSN 2532-9871 · riconosciuta ANVUR Assistenza
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GIUR-05/ADIRITTO COSTITUZIONALE Modifica

Depositate le motivazioni della Corte costituzionale sulla legge spazzacorrotti

Editoriale a cura della redazione
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ISSN 2421-7123
Contributo n. 4823
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Pubblichiamo la sentenza della Corte Costituzionale n. 32/2020 che ha dichiarato l´illegittimità costituzionale dell´interpretazione retroattiva della legge 3/2019 precludendo le misure alternative alla detenzione anche ai condannati per fatti commessi anteriormente alla data di entrata in vigore della legge.

Parole chiave depositate · motivazioni · costituzionale · spazzacorrotti · pubblichiamo

Pubblichiamo le motivazioni della Corte costutuzionale in merito alla dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'interpretazione retroattiva della legge 3/2019 che applicava la preclusione delle misure alternative alla pena detentiva alla maggior parte dei reati contro la pubblica amministrazione, già prevista dall’articolo 4 bis dell’Ordinamento penitenziario per i reati di criminalità organizzata, anche ai condannati per fatti commessi anteriormente alla data di entrata in vigore della citata legge.

Invero, si legge nel comunicato stampa del 12 febbraio 2019 "secondo la Corte, infatti, l’applicazione retroattiva di una disciplina che comporta una radicale trasformazione della natura della pena e della sua incidenza sulla libertà personale, rispetto a quella prevista al momento del reato, è incompatibile con il principio di legalità delle pene, sancito dall’articolo 25, secondo comma, della Costituzione."

Nel comunicato del 26 febbraio si precisa altresì che "nella sentenza si legge che il principio sancito dall’articolo 25 della Costituzione, secondo cui nessuno può essere punito con una pena non prevista al momento del fatto o con una pena più grave di quella allora prevista, opera come “uno dei limiti al legittimo esercizio del potere politico, che stanno al cuore stesso del concetto di Stato di diritto”. Pertanto, se, di regola, è legittimo che le modalità esecutive della pena siano disciplinate dalla legge in vigore al momento dell’esecuzione e non da quella in vigore al momento del fatto (anche per assicurare uniformità di trattamento tra i detenuti), ciò non può valere, sottolinea la sentenza, “allorché la normativa sopravvenuta non comporti mere modifiche delle modalità esecutive della pena prevista dalla legge al momento del reato, bensì una trasformazione della natura della pena e della sua concreta incidenza sulla libertà personale del condannato”. 

Pertanto, la Corte costutuzionale

1) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 6, lettera b), della legge 9 gennaio 2019, n. 3 (Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici), in quanto interpretato nel senso che le modificazioni introdotte all’art. 4-bis, comma 1, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull’ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà) si applichino anche ai condannati che abbiano commesso il fatto anteriormente all’entrata in vigore della legge n. 3 del 2019, in riferimento alla disciplina delle misure alternative alla detenzione previste dal Titolo I, Capo VI, della legge n. 354 del 1975, della liberazione condizionale prevista dagli artt. 176 e 177 del codice penale e del divieto di sospensione dell’ordine di esecuzione previsto dall’art. 656, comma 9, lettera a), del codice di procedura penale;

2) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 6, lettera b), della legge n. 3 del 2019, nella parte in cui non prevede che il beneficio del permesso premio possa essere concesso ai condannati che, prima dell’entrata in vigore della medesima legge, abbiano già raggiunto, in concreto, un grado di rieducazione adeguato alla concessione del beneficio stesso;

3) dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 6, lettera b), della legge n. 3 del 2019, sollevata, in riferimento all’art. 3 della Costituzione, dal Tribunale di sorveglianza di Taranto con l’ordinanza indicata in epigrafe (r.o. n. 157 del 2019).

Ecco il testo integrale della sentenza n. 32/2020: link

Qui il comunicato stampa: link

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LA REDAZIONE, "Depositate le motivazioni della Corte costituzionale sulla legge spazzacorrotti " in Riv. Cammino Diritto, ISSN 2421-7123

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