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Il sovraffollamento delle prigioni in seguito al caso Torreggiani: un successo frainteso nella cultura del controllo.
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Pubbl. Sab, 16 Apr 2016

Il sovraffollamento delle prigioni in seguito al caso Torreggiani: un successo frainteso nella cultura del controllo.

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autore Loredana Vega


Dopo la sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani, il Governo Italiano ha provato a risolvere il problema del sovraffollamento delle prigioni con una politica a breve termine, la quale ha portato ad una riduzione del numero di detenuti nelle prigioni Italiane. L’articolo analizzerà le ragioni alla base di questa scelta e il suo frainteso successo alla luce delle note teorie di David Garland.


Indice: 1. Introduzione; 2. La sentenza pilota nel caso Torreggiani: un’attesa condanna; 3. La politica italiana: un esempio di smentita; 4. Un successo frainteso.

1. Introduzione

In accordo con David Garland (1996), la risposta del governo in relazione al crimine nella cultura del controllo si muove tra due supposizioni diverse ed opposte: da un lato, il Governo deve trovare un modo per controllare il crimine e mostrare che il servizio penale sia un servizio che funziona efficientemente; dall’altro, il Governo non sa esattamente come archiviare questi risultati, considerando la complessità del problema che si trova ad affrontare [1]. Per queste ragioni, davanti all’imminente problema del sistema di diritto penale, il Governo tende a rispondere con la politica della smentita: il desiderio che alcune cose siano veritiere è divenuto esso stesso verità [2]. Piuttosto che ammettere che dinanzi ad alcuni problemi essi si ritrovano senza poter agire, i Governi scelgono di negare i propri limiti e adottare politiche contestabili, simbolo della loro potenza. In passato si è parlato delle politiche di condanna nel processo di negazione[3]. Ad ogni modo, ciò che manca in questo schema concettuale è l’analisi di una politica che non è punitiva in sé bensì appartiene fortemente alla questione principale della teoria di Garland.

2. La sentenza pilota nel caso Torreggiani: un’attesa condanna

Nel gennaio 2013, la Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia per violazione dell’articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti Umani, dovuta al trattamento disumano e degradante nelle prigioni sovraffollate del paese [4]. Secondo la Commissione Europea per la Prevenzione della Tortura e il Trattamento Disumano e Degradante, lo spazio consentito in una prigione per ogni detenuto in cella deve essere di 7 metri [5]. Nelle prigioni italiane lo spazio previsto per ogni detenuto era 2.7 – 3 mq con una riduzione di acqua calda e luce sufficiente in alcune strutture. La CEDU ha stabilito che il problema del sovraffollamento delle prigioni non solo era relazionato a coloro che ne facevano richiesta, al contrario era un problema su grande scala in tutte le prigioni del territorio italiano. Questa è la ragione per la quale la CEDU ha scelto di adottare il verdetto pilota e dare al Governo italiano un anno di tempo per risolvere la questione del sovraffollamento delle carceri[6].

 Il verdetto della CEDU non era inaspettato [7]. Il Governo italiano stesso nel 2010 ha dichiarato uno “stato di emergenza nelle case circondariali” con una lista di cambiamenti che dovevano essere fatti in modo da ridurre il numero di detenuti [8]. È una curiosa coincidenza che il governo ha dichiarato lo stato di emergenza nel periodo in cui sette detenuti, Torreggiani e altri, hanno stilato una petizione per la CEDU riguardante il trattamento degradante proprio mentre erano reclusi. In seguito alla dichiarazione dello stato di emergenza, non è stato fatto nulla in maniera effettiva, ma non si è trattato di una semplice inattività da parte del governo italiano. La situazione del sovraffollamento nelle prigioni italiane era veramente un’emergenza dovuta alla vasta sequenza di fattori che non sono facilmente risolvibili, come ad esempio l’uso di leggi penali per offese non particolarmente gravi, la centralità della reclusione come pena nel Codice Criminale, la vasta presenza nelle case circondariali di immigranti in attesa per la lunga procedura di espulsione, l’alto tasso di recidiva, ecc. Per questo il CEDU ha scelto una sentenza pilota: la situazione dei sette detenuti durante il loro periodo di reclusione, non era un caso isolato ma il risultato di un malfunzionamento cronico del sistema penitenziario [9]. Ad ogni modo, dopo il verdetto della Corte di Strasburgo, l’opzione di dichiarare lo stato di emergenza non era più una scelta: qualcosa andava fatto.

3. La politica italiana: un esempio di smentita

Secondo i dati del Dipartimento Penitenziario del Gennaio 2013, erano 65.905 i detenuti presenti nelle carceri, rispetto alla capacità di ospitarne 47.040 [10]. Come conseguenza della sentenza della CEDU, il Governo italiano ha un anno a disposizione nel quale dovrà non solo implementare una politica, così da risolvere il problema del sovraffollamento delle prigioni, bensì dovrà rimediare alle violenze (in particolare, i detenuti che hanno subito un processo di reclusione degradante dovranno essere risarciti e i detenuti che stanno subendo una situazione umiliante possono rivendicare il diritto di far rivedere la loro situazione carceraria, adattandola agli standard della Commissione Europea). Viene naturale chiedersi come il Governo italiano possa risolvere in un singolo anno una situazione che è il risultato di un problema strutturale nell’intero sistema giuridico. Nella cultura del controllo, non ha importanza se il governo possa risolvere questo problema e come farlo, in tutti i modi possibili, in quanto non può mostrare la sua incapacità di controbattere apertamente questa crisi penitenziaria [11].  Specialmente quando non far nulla ha il suo prezzo: la maxi multa della Corte di Strasburgo che ammonta a 14.285,00€ per ogni detenuto [12]. La minaccia della maximulta da parte della CEDU e la necessità di mostrare ai cittadini la capacità di controllare i reati sono sembrate al Governo delle buone ragioni  per agire.

La risposta del Governo italiano per il sovraffollamento delle prigioni ha preso forma con la legge n 117/2014 e la legge n. 10/2014. Quest’ultima prende il nome di “svuota - carceri” ed è una politica ben lontana dalla riforma strutturale necessaria al sistema giudiziario. In breve, per poter soddisfare la prima richiesta della CEDU (una soluzione al problema del sovraffollamento delle prigioni), il Governo ha modificato alcune norme del Codice Penale e del Codice di Procedura Penale. Solo per fornire un esempio di questa politica inadeguata: la legge stabilisce che dal gennaio 2010 al dicembre 2015, il periodo di reclusione dei detenuti può essere ridotto di 75 giorni per semestre (invece del periodo di 45 giorni stabilito in precedenza). Un altro esempio è il provvedimento dell’espulsione dei migranti entrati illegalmente: con una sentenza di reclusione inferiore a 2 anni, i migranti irregolari non seguono più i propri termini di reclusione ma saranno forzati direttamente a lasciare il paese. A definire questo genere di politiche in Italia sono utilizzate delle espressioni idiomatiche difficili da tradurre in inglese, questo però richiama le macchie sulla pelle dei leopardi: vi è un malfunzionamento cronico e strutturale  del sistema e il governo tenta di risolverlo con interventi limitati e non omogenei (così come le macchie piccole e non omogenee dei leopardi). In linea con questa prima soluzione, il Governo necessitava di soddisfare la seconda richiesta della CEDU, fornendo dunque un rimedio effettivo per la violazione in corso al momento. Nei confronti dei detenuti che hanno subito un periodo di detenzione umiliante, il Governo deve pagare 8€ per detenuto per ogni giorno di reclusione in condizioni non in contrasto agli standard europei. Dubito fortemente che 8€ al giorno sia un prezzo vagamente sufficientemente al risarcimento dei danni che i detenuti hanno subito durante il periodo di reclusione. Con riguardo ai detenuti che ancora si trovano ad affrontare una detenzione umiliante, la convenzione è ridotta di un giorno per ogni 10 giorni di detenzione. Si divide ancora la propria cella di 9 mq con altri due detenuti e si affronta ancora una situazione di detenzione degradante. In ogni caso, per tre giorni in meno ogni mese.

4. Un successo frainteso

La politica adottata dal Governo italiano come soluzione al sovraffollamento delle prigioni è stato duramente criticato da diverse voci come gli studenti e l’ Unione Lavorativa di Polizia [13]. La critica principale è che questa politica si trovi ad affrontare il problema del sovraffollamento delle carceri, in particolare rilasciando i detenuti piuttosto che affrontando le cause reali di questa situazione umiliante. Sebbene questa politica abbia messo in luce una riduzione significante nel numero della popolazione di detenuti, secondo i dati del Dipartimento Penitenziario, questo è chiaramente un risultato a breve termine [14]. Probabilmente il Governo stesso è consapevole di questa circostanza: ciò potrebbe spiegare perché la possibilità di un’amnistia generale e  la riduzione del numero di detenuti con un’estensione superiore siano state recentemente discusse [15]. Tutte queste politiche stanno solo costruendo un percorso per coprire le diverse buche nel sistema di giustizia penale italiana anziché ammettere l’inefficienza e l’inabilità del Governo, il quale agisce confrontandosi con questi problemi complicati. Una soluzione alternativa più realistica dovrebbe esser vista in una riformazione strutturale e globale del sistema penale: questa soluzione costerà soldi e tempo ma è l’unico modo per risolvere in un’unica volta tutte le discordanze del sistema.

La politica adottata dal Governo italiano per risolvere i problemi del sovraffollamento delle carceri è il risultato di una strategia di negazione come quella descritta dalla teoria di Garland [16]. Ciononostante, dopo quest’analisi si nota che la teoria di Garland può anche essere utilizzata per esaminare politiche che non sono esse stesse punitive ma sono il risultato di un processo di negazione. In più, la sovramenzionata politica sembra appartenere alla nuova corrente populista nelle politiche penali che danno più credito all’opinione pubblica piuttosto che prendere in considerazione ciò che dicono gli esperti e i praticanti. Queste soluzioni inappropriate e a breve termine danno ad una pubblica udienza l’impressione che il governo sappia quello che fa e sappia come farlo. Sfortunatamente, guardando all’opinione degli studenti, non è questo il caso [17]. La riduzione di dati del Dipartimento Penitenziario ha apparentemente mostrato all’udienza generale che fino ad ora questa nuova politica sta avendo dei risultati notevoli. Tuttavia, anche un orologio rotto batte l’ora giusta due volte al giorno.

 

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Note e riferimenti bibliografici

[1] D. Garland, The limits of the sovereign state, British Journal of Criminology, 1996, Vol. 36, Iss. 4, 445-471.

[2] M. Olmsted, The politics of denial, in huffingtonpost.com on May 25, 2011.

[3] M.A. Milburn & S.D. Conrad, The polics of denial, 1996, The MIT Press, Cambridge.

[4] Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms, Rome 04.11.1950. Article 3 of the Convention states: ´No one shall be subjected to torture or to inhuman or degrading treatment or punishment´.

[5] CPT Standards 2002, Rev. 2015 available on cpt.coe.int.

[6] A. Mascia, Nel caso Torreggiani e altri c. Italia, la C.E.D.U. condanna l´Italia per il sovraffollamento carcerario: violato l´articolo 3 della Convenzione, in antonellamascia.wordpress.com on January 9, 2013.

[7] European Court of Human Rights, Torreggiani and others c. Italy, 8 January 2013.

[8] D.P.C.M. 13 January 2010.

[9] A. Mascia, Nel caso Torreggiani e altri c. Italia, la C.E.D.U. condanna l´Italia per il sovraffollamento carcerario: violato l´articolo 3 della Convenzione, in antonellamascia.wordpress.com on January 9, 2013.

[10] Ministery of Justice, Statistics, in giustizia.it.

[11] D. Garland, The culture of control. Crime and social order in contemporary society, 2001, University of Chicago Press, Chicago.

[12] A. Sansonetti, Carceri sovraffollate, il prezzo è caro: a Maggio 2014 scatta multa UE da un miliardo, in www.blizquotidiano.it on June 28, 2013.

[13] A. Manna, Riflessioni introduttive sulle recenti riforme in tema di ´svuota-carceri´, in Archivio Penale, 2015, Vol.1, 1-20.

[14] Ministery of Justice, Statistics, in giustizia.it.

[15] C. Giuffrida, Amnistia e indulto, esame al Senato: il sì di Papa Francesco e Obama, il no di Renzi, in blastingnews.com on July 2013, 2015. 

[16] D. Garland, The limits of the sovereign state, British Journal of Criminology, 1996, Vol. 36, Iss. 4, 445-471.

[17] F. Palazzo, Fatti e buone intenzioni. A proposito della riforma delle sanzioni penali, in www.dirittopenalecontemporaneo.it on February 10, 2014.