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Cosa prevede il disegno di legge sullo Ius Soli
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Pubbl. Dom, 8 Ott 2017

Cosa prevede il disegno di legge sullo Ius Soli

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autore Giuseppe Ferlisi


Nel marasma del dibattito politico per lo più fazioso, si prova in questo articolo a mantenere il discorso sul merito, ossia sul contenuto del Disegno di Legge n. 2092 al centro del dibattito legislativo e politico italiano.


Cosa si intende per Ius Soli?

Protagonista del dibattito politico e parlamentare del nostro paese è da mesi il Disegno di Legge definito "Ius Soli", mai dibattuto nel merito da gran parte della politica, quanto piuttosto utilizzato a fini propagandistici dall'una o dall'altra parte, sotto spinte populiste più che contenutistiche che mal si conciliano con il ruolo del legislatore.
In vista della calendarizzazione al Senato prevista per il prossimo 13 ottobre, si cerca qui di analizzare il contenuto del DDL che ha spinto perfino ad iniziative forti quali lo sciopero della fame tra molti esponenti della politica e della società civile italiana.
La suddetta Legge - recante proposta di modifica alla L. 5 febbraio 1992, n. 91 regolante le Norme sulla Cittadinanza -  è stata già approvata alla Camera ed attende di essere discussa al Senato della Repubblica per la sua approvazione definitiva.
"Ius Soli" è una espressione latina che traduce il "diritto del suolo"; un'espressione giuridica che indica l'acquisizione della cittadinanza di un dato Paese come conseguenza del fatto giuridico di essere nati sul suo territorio indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori, contrapponendosi allo "ius sanguinis" ("diritto del sangue"), che indica invece la trasmissione alla prole della cittadinanza del genitore.

 

Cosa si intende per Cittadinanza?

Il termine cittadinanza indica il rapporto tra un individuo e lo Stato, ed è in particolare uno status, denominato civitatis, al quale l’ordinamento giuridico ricollega la pienezza dei diritti civili e politici. In Italia il moderno concetto di cittadinanza nasce al momento della costituzione dello Stato unitario ed è attualmente disciplinata dalla legge 5 febbraio 1992, n. 91.

 

Le norme attualmente vigenti

La legge sulla cittadinanza del 1992, prima menzionata, prevede un solo modo per l'acquisizione della cittadinanza italiana: un bambino è italiano se almeno uno dei genitori è italiano.
Di talché, un bambino nato in Italia da genitori stranieri può chiedere la cittadinanza solo dopo aver compiuto 18 anni e se fino a quel momento abbia risieduto in Italia “legalmente e ininterrottamente”.
Tali norme escludono dalla cittadinanza e dai suoi benefici tutti coloro che sono nati e cresciuti in Italia, legando la loro condizione a quella dei genitori.


Cosa prevede  il Disegno di Legge approvato alla Camera

Il Disegno di Legge n. 2092 introduce  due nuovi criteri per ottenere la cittadinanza prima dei 18 anni:
1) ius soli (“diritto legato al territorio”) temperato;
2ius culturae (“diritto legato all’istruzione”).
Lo ius soli puro, come definito nell'introduzione del presente articolo, prevede che la nascita nel territorio di uno Stato faccia ottenere automaticamente la cittadinanza di quello Stato; tale applicazione è quella utillizata da moltissimi Stati, perfino quello di un Paese che fa della lotta all'immigrazione una sua evidente connotazione come gli Stati Uniti, ma non è previsto in nessuno Stato dell’Unione Europea.
Lo ius soli “temperato”, che invece mira ad introdurre la proposta da calendarizzare al Senato, è molto diversa: un bambino nato in Italia non diventa automaticamente italiano, ma solamente se almeno uno dei due genitori si trovi legalmente in Italia da almeno cinque anni.
Non potrebbe essere applicato quindi agli immigrati in condizioni di "clandestinità" né porterebbe frotte di donne disperate a partorire sulle rive italiane, argomenti questi agitati dinanzi al volgo come fatto da parte della (pessima) politica italiana.
Inoltre, se il genitore in possesso di permesso di soggiorno non proviene dall’Unione Europea, deve essere in possesso di altri tre rquisiti:
 un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale;
– un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge;
– il superamento di un test di conoscenza della lingua italiana.
L’altra strada per ottenere la cittadinanza è quella del cosiddetto ius culturae, legato al percorso scolastico italiano: potranno chiedere la cittadinanza italiana i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i dodici anni che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e superato almeno un ciclo scolastico (cioè le scuole elementari o medie).
I ragazzi nati all’estero ma che arrivano in Italia fra i dodici e i diciotto anni potranno ottenere la cittadinanza dopo aver abitato in Italia per almeno sei anni e avere superato un ciclo scolastico.


Come funziona negli altri Paesi

Interessante analizzare anche la disciplina giuridica degli altri Paesi europei, in base al quale possiamo commisurare l'eventuale facilità o meno dei nuovi modi previsti dalla Legge in discussione in Parlamento.
In Germania, dal 2000 sono tedeschi anche i figli di stranieri nati in Germania, purché almeno uno dei due genitori abbia il permesso di soggiorno permanente da almeno tre anni e viva legalmente nel Paese da almeno otto.
In Francia, un bambino nato in Francia da genitori stranieri nati in Francia può diventare cittadino più facilmente. La cittadinanza, altrimenti, può essere acquisita dai diciotto anni a determinate condizioni.
Nel Regno Unito chi nasce su territorio britannico è automaticamente cittadino del Regno Unito se anche solo un genitore ha la cittadinanza britannica o è legalmente residente nel Paese a certe condizioni.
In Spagna diventa cittadino spagnolo chi nasce da padre o madre spagnola oppure chi nasce nel Paese da genitori stranieri di cui almeno uno nato in Spagna.
Negli Stati Uniti vige lo ius soli puro, per il quale chi nasce negli Usa è cittadino americano.


Le ragioni oltre il giuridico

Un milione di rminori attendono questo provvedimento da almeno due legislature, costretti a vivere in Italia con il passaporto di un Paese lontano, a pagare venti euro al mese  per continuare ad esistere legalmente, a vedersi passare "sotto al naso" bandi e concorsi pubblici riservati a cittadini italiani.
Approvare questa riforma potrà essere, inoltre, proprio uno strumento contro forme di estremismo e radicalismo violento, potendo integrare queste giovani generazioni coltivando in loro una cultura della cittadinanza e della partecipazione, oltre che fiducia nello Stato in cui essi vivono e vivranno.
Si ricorda, inoltre, che il Parlamento ha ratificato il trattrato di adesione dell'Italia alla Convenzione delle Nazioni Unite sulla riduzione dei casi di apolidia, fatta a New York il 30 agosto 1961 (L. 162/2015).