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Pubbl. Gio, 3 Feb 2022

Impatto ed effetti della recessione economica globale da Covid-19 sul sistema bancario italiano

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Saverio Patti
Funzionario della P.A.Università degli Studi di Palermo



Il sistema economico dell’intero pianeta si ritrova a fare i conti con una devastante pandemia, generata dalla diffusione di un virus della famiglia SARS-Covid. Essa ha determinato la paralisi di numerose economie nazionali, comprese le più avanzate. La recessione economica, che ne è derivata, ha particolarmente impattato il sistema bancario italiano, che ha registrato immani perdite nel corso dell’anno 2020.


ENG Entire planet’s economic system is fighting aganist a devastanting pandemic, generated by a virus of the SARS-Covid family. It has determined the paralysis of many national economies, also more advanced between them. Derived economic regression has particullary impacted italian banking system, that has recorded immense losses during the 2020 year.

Sommario: 1. Introduzione; 2. La recessione economica globale da Covid-19; 3. Il sistema bancario italiano dei tempi prepandemici; 4. L’impatto della crisi emergenziale sul sistema bancario nazionale: il Credit Crunch; 5. Il sistema bancario italiano dei tempi postpandemici; 6. Conclusioni.

1. Introduzione

Il sistema economico globale del nuovo millennio attraversa un drammatico periodo di stasi, determinato dall’increscioso impatto della crisi finanziaria del 2006, originatasi dallo scoppio di una bolla immobiliare negli Stati Uniti d’America, che ha assunto connotazioni internazionali.

Solamente dopo più di un decennio, sul finire del 2019, si osservano positive avvisaglie di ripresa, arrestatasi nuovamente, nei mesi immediatamente successivi, a seguito dell’incontrollata diffusione di una sconosciuta infezione generata da un virus della famiglia SARS-Covid, che amplifica la precarietà di un sistema finanziario internazionale già altamente instabile.

La contrazione economica, il crollo dei flussi di cassa imprenditoriale e privata, la riduzione dei ricavi e l’implementazione dei licenziamenti, conseguenza diretta della crisi pandemica, determinano un fattivo incremento del rischio creditizio per le banche italiane, che registrano ingenti perdite sul portafoglio delle attività finanziarie.

2. La recessione economica globale da Covid-19

La pandemia da Coronavirus determina un esponenziale crollo del PIL ed un implemento del deficit, anche delle economie maggiormente avanzate, che si ripercuotono sugli equilibri del welfare pubblico.

La sommatoria di debiti privati e pubblici, che eguaglia numeri probabilmente mai registrati prima, e l’elevazione dei tassi di interesse rischiano di travolgere la solvibilità di banche ed imprese1.

A livello globale si registra una regressione economica dai confini indefiniti, le cui fondamenta son da ricercare nella caduta del potere di acquisto di beni e servizi, nella minore domanda di lavoro imprenditoriale e nel crollo degli investimenti pubblici negli anni immediatamente susseguenti alla c.d. Grande recessione2.

I dati registrati nell’autunno 20203 rivelano che «Economic activity in Europe suffered a severe shock in the first half of the year and rebounded strongly in the third quarter as containment measures were gradually lifted. However, the resurgence of the pandemic in recent weeks is resulting in disruptions as national authorities introduce new public health measures to limit its spreas».

L’economia dell’Ue patisce una contrazione del 7,8%, per poi elevarsi del 4,2% nei primi mesi del 2021 e del 3%, in previsione, nel 2022. Per ciò che concerne il disavanzo pubblico, la registrata impennata dello stesso comporta un incremento del rapporto debito pubblico/PIL, che passa dall’85,9% del 2019 al 101,7% del 2020, per elevarsi ulteriormente nel 2022, raggiungendo il valore presento di 102,6%.

Tali dati si correlano strettamente a quelli del tasso di disoccupazione europea, passato dal 7,5% del 2019 all’8,3% del 2020 e destinato ad incrementarsi nel 2021 ed a ridursi, secondo le previsioni, sebbene lentamente, nel 2022.

Il 45% delle imprese, con più di tre dipendenti, nel rispetto dei Decreti emessi dai Governi nazionali per fronteggiare l’emergenza, sospende la propria attività. Oltre la metà delle imprese subisce una mancanza di liquidità: per alcune, il fatturato si è più che dimezzato; per altre, si riduce tra il 10% ed il 50%4.

L’Italia, uno dei Paesi europei maggiormente colpiti dalla crisi sanitaria, vede nel 2020 una perdita del PIL pari a circa il 12%, le cui cause sono da ricercare nello “stallo” delle attività produttive e nella dipendenza dell’economia nazionale dai servizi.

I settori particolarmente impattati sono il turismo ed i trasporti: la diffusione del virus riduce incredibilmente il numero dei turisti da e verso l’Italia, a cui si ricollega un rallentamento dei servizi legati ai trasporti. Anche altri settori subiscono ingenti danni conseguenziali al blocco delle attività sociali ed economiche nazionali. Solamente il farmaceutico riesce a mantenere, nonostante la situazione di crisi, un ridotto profilo di rischio.

Da uno studio condotto da Cerved rating agency5, si evince che gli effetti sull’economia italiano si legano strettamente all’evoluzione dell’epidemia. In particolare, «The COVID-19 pandemic represents a major shock for the global and UE economies, with very severe socio-economic consequences. The spread oh COVID-19 weights on the Italian business activity, already characterised by a poor growthenvironment, and pose some serious downside risks to its economy. The estimates for the italian GDP are pretty much unanimous in seeing a drastic fall in 2020 followed by a robust pick-up from 20216».

Le valutazioni effettuate rivelano che, in Italia, l’epidemia e le misure adottate per contenerla determinano, nel breve termine, una riduzione del PIL tra i 9 ed i 27 miliardi. La flessione dell’intera economia nazionale va dal -1% al -3%7.

3. Il sistema bancario italiano dei tempi prepandemici

Il sistema bancario italiano del nuovo secolo si è caratterizza per una serie di quaestiones, strettamente correlate alle richieste di patrimonializzazione delle autorità di vigilanza, alla debolezza del contesto macroeconomico, alle svalutazioni dei crediti e alla tensione sui tassi, che influiscono negativamente sui risultati economico-finanziari degli istituti bancari nazionali.

Nel 2005 si introduce un nuovo modello bancario, che prende il nome di Originate to distribute. Diversamente dal modello tradizionale, in cui i crediti restano all’attivo dei bilanci degli intermediari, l’innovativo modello si caratterizza per crediti che, una volta originati, vengono ceduti, unitamente ai rischi connessi, ad un’entità ad hoc appositamente costituita. Quest’ultima emette Asset backed securities, certificati obbligazionari che vengono a collocarsi presso prenditori terzi non bancari.

Nel 2006, in ossequio ai processi di fusione e acquisizione in atto nel continente europeo, gli istituti bancari italiani avviano un rilevante processo di concentrazione, consistente nell’accentramento di attività creditizie in un numero esiguo di gruppi bancari8.

Con la crisi del 2008, le banche italiane dimostrano la loro forte influenza sul sistema economico nazionale. La difficoltà economica e finanziaria del momento determina un peggioramento nel merito di credito della clientela, che induce ad un aumento di crediti deteriorati in capo alle banche. L’incapacità da parte di privati ed imprese di adempiere ai propri debiti ed obblighi contrattuali nei confronti di banche o terzi intermediari mina la stabilità dell’intero sistema finanziario9.

Nel 2009, si perviene alla riduzione del prodotto mondiale ed a un moderato calo dei crediti verso la clientela, corrispondente a circa 80 miliardi di euro in meno rispetto al decennio antecedente10.

Gli anni seguenti si caratterizzano per un forte incremento dei debiti verso la clientela ed un’evidente riduzione dei titoli di credito in circolazione.

Nel 2016, una nuova violenta crisi finanziaria vede le principali borse valori perdere fino al 25 % e le più grandi banche italiane ed europee divenire obiettivo di ingenti vendite, che riducono la capitalizzazione. In tale contesto, il settore bancario italiano rimane fortemente turbato dalle pesanti difficoltà economiche di alcune banche, legate ad un livello eccessivo delle sofferenze e dei crediti deteriorati, dovuto al clientelarismo economico e ad un immobilismo economico che ha origini ben più remote11.

Negli anni successivi il sistema bancario italiano diviene un vero e proprio incubatore di servizi, ossia un sistema sempre più virtuale, facente ampio uso di sistemi digitali e tecnologici, intrinsecamente debole per via della sottocapitalizzazione, inducente ad un’ondata di crediti insoluti12.

4. L’impatto della crisi emergenziale sul sistema bancario nazionale: il Credit Crunch

Alle soglie dell’adventus della pandemia, le banche si caratterizzano per una struttura di costi più leggera, una maggiore dotazione patrimoniale e una qualità degli attivi paragonabile a quella del 2008.

Le banche entrano nella crisi con una posizione di liquidità maggiore che in passato, anche grazie alle insigni misure adottate dalle autorità di vigilanza, che portano alla non distribuzione dei dividendi13.

Nel primo trimestre del 202014, si registra un complessivo decremento dell’utile contabile, dell’importo di circa 4 miliardi di euro, causato dall’impatto di oneri di integrazione per il piano industriale e dagli accantonamenti prudenziali delle banche, finalizzate a sopperire alle perdite previste nel lungo termine.

La preoccupazione principale per il sistema bancario italiano non riguarda la redditività del settore, ma la reale tenuta del sistema produttivo e commerciale. La sospensione delle attività produttive, infatti, induce ad un calo di fatturato, che ha, come primaria conseguenza, l’aumento di crediti deteriorati.

I crediti netti presenti nelle banche esaminate sono, sul finire del 2020, pari a circa 1.300 miliardi di euro, di cui 44 già deteriorati. Ipotizzando un ulteriore deterioramento, pari a circa il 4%, nel 2021, con un tasso di coverage medio pari al 50%, i conti economici subiranno un appesantimento di circa 25 miliardi di euro di rettifiche negli anni a venire.

Il principale effetto dell’epidemia sulle banche è l’aumento delle perdite sui crediti, cui i governi europei tentano di sopperire mediante programmi di garanzia del credito volti a lenire la stretta creditizia. Il ritorno degli investimenti, cresciuto negli ultimi anni sino a raggiungere il 7%, si attesta in una percentuale compresa tra 0 ed 1. Si ha un aumento delle rettifiche del 50% ed una perdita di profitti del 60%, oltre che una riduzione della domanda di prestiti e mutui dei consumatori, i quali attingono dai propri risparmi per finanziare gli acquisti quotidiani15.

Le banche incorrono in due principali rischi per le proprie casse: aumento delle insolvenze da parte dei debitori e riduzione dei tassi di interesse.

Gli aiuti fiscali e monetari, messi in atto dai Governi nazionali, tentano di sopprimere gli effetti negativi prodotti dall’emergenza.

Accantonata l’idea di una bad bank che possa risolvere il problema dei cosiddetti “crediti deteriorati”, corrispondenti ad insolvenze di cittadini ed imprese nei confronti delle banche, la Commissione Ue, al fine di incentivare gli istituti bancari a cedere i propri crediti a rischio a vantaggio di società di acquirenti e gestori di crediti, tenta di favorire lo sviluppo di mercati secondari delle attività deteriorate, mediante la creazione di A.M.C., Società nazionali di gestione di attivi. Tali società forniscono sostegno alle banche in difficoltà, consentendo a queste di rimuovere dai propri bilanci i crediti deteriorati

Le banche, di tutta risposta, sono restie a cedere i crediti mantenenti i bilanci in attivo, poiché sperano che i propri debitori, una volta superata la crisi, possano pagare le somme dovute in arretrato16.

Accanto ai rischi per le proprie casse, le banche dell’era Covid sono soggette ai seguenti rischi.

Il rischio economico attiene all’equilibrio tra costi e ricavi di gestione e si configura qualora il risultato economico non corrisponda alle aspettative della banca, determinato da variazione dei tassi di interesse e di cambio ed insolvenza totale o parziale del debitore.

Il rischio finanziario attiene all’equilibrio tra entrate ed uscite monetarie e risulta determinato da sfasamenti nelle scadenze di attività e passività, da liquidazione di attività o trasferimenti di passività in condizioni di mercato avverse, come quelle attuali.

Il rischio patrimoniale attiene alla condizione di solvibilità dell’ente e risulta connesso alla capacità della banca di far fronte ai propri impegni nel lungo periodo.

Il rischio sistemico attiene alla possibilità che la crisi di un’istituzione creditizia si propaghi ampiamente all’interno del sistema bancario.

Nel contesto di riferimento, problema preminente per la realizzazione dei predetti rischi non è, quantomeno in via primaria, l’avanzare del debito pubblico, ma l’aumentare del debito privato. Tale situazione rischia di condurre ad una crisi di insolvenza da parte dei privati, che non onerano gli obblighi assunti nei confronti delle banche, che, a loro volta, tentano di incrementare le proprie riserve al fine di minimizzare le eventuali perdite sui prestiti concessi17.

Inizia a parlarsi di Credit Crunch, grande depressione economica che emerge da mutazioni settoriali, volontarie o non, e che blocca l’offerta del credito. Si tratta di uno strumento utilizzato dalle banche a tutela del proprio patrimonio, soprattutto nei periodi di grandi difficoltà economiche. Consiste in una stretta creditizia che si realizza qualora le banche, nella forte preoccupazione che i propri clienti diventino insolvibili, alzino i tassi di interesse, al fine di scongiurare l’inflazione. Gli istituti creditizi aumentano i tassi d’interesse rispetto ai finanziamenti richiesti da famiglie ed imprese.

In non rari casi, sono le Banche centrali ad indurre ad un Credit Crunch, spingendo le banche affiliate a concedere meno prestiti, innalzando i tassi di interesse o le riserve obbligatorie.

Principale conseguenza del predetto fenomeno economico è la recessione: le banche, al fine di ristabilire il proprio patrimonio, aumentano i tassi di interesse ed ottengono più ricavi, che hanno origine dai pochi clienti a cui è stato concesso un prestito.

Ulteriore conseguenza è un’evidente flessione dell’occupazione e degli investimenti, che rafforzano l’incertezza economica18.

In una fase di straordinaria emergenza sanitaria ed economica, derivante dalla diffusione incontrollata del Covid-19, le competenti Autorità fiscali, nazionali ed europee, devono continuare a fornire un adeguato sostegno al sistema bancario, adattando i propri interventi ad un contesto in continua evoluzione. Il mancato sostegno od intervento potrebbe causare una frammentazione della ripresa, con un consequenziale aggravamento della crisi economica già in atto.

Tali interventi sono, inoltre, volti ad indurre le banche a ricoprire un ruolo fondamentale nel salvataggio dell’economia, ossia quello di fornire alle imprese le risorse necessarie per il pagamento dei salari dei propri lavoratori e per sopperire alle spese sopravvenienti.

I Governi concedono garanzie sui prestiti concessi dalle banche, impiegando e destinando una cifra enorme, pari al 16% del PIL, a tali interventi.

D’altro canto, la BCE, attingendo dai propri fondi, fornisce liquidità sufficiente ad eliminare, almeno in parte, il rischio di liquidità delle banche e, dunque, ad assicurare stabili condizioni di finanziamento.

Non tutte le banche possono accedere a tale schema di liquidità, riservato esclusivamente alle banche solvibili, come tali riconosciute dall’Autorità di vigilanza, che hanno un coefficiente di solvibilità minimo dell’8%, in relazione al rapporto tra patrimonio e complesso delle attività in bilancio e fuori bilancio19.

5. Il sistema bancario italiano dei tempi postpandemici

L’emergenza sanitaria, dalle indiscusse ripercussioni socioeconomiche, introduce il sistema bancario italiano, come quello degli altri Paesi, in uno scenario di incertezza, in cui le banche vengono a ricoprire un ruolo di fondamentale importanza per la ripartenza e la tenuta dell’intero tessuto economico nazionale in tempi postpandemici.

La crisi determinerà un possibile nuovo innalzamento della mole di non performing loans, in capo ai maggiori istituti di credito del Paese, che potrebbero raggiungere i 1.400 miliardi di euro nel 2022. Tali crediti, se non verranno mai restituiti a causa del tracollo economico dei finanziati, si trasformeranno in sofferenze, che creeranno numerose difficoltà ai bilanci delle banche interessate.

Ulteriori effetti che si verificheranno, in via presuntiva, a fine pandemia, sono: riduzione del margine di interesse bancario; riduzione dei ricavi; diminuzione dei servizi di pagamento; aumento del rischio operativo, legato all’aumento dell’utilizzo dell’online banking; aumento del costo del rischio e dei flussi di credito deteriorato20.

Il quadro macroeconomico elaborato dagli esperti della Banca d’Italia21 prevede che: il tasso di cambio del dollaro rispetto all’euro, pari a 1,4% nel 2020, si collocherà a 1,23 nel triennio 2021-2023; il tasso di interesse a tre mesi sul mercato interbancario resterà stabile a meno 0,5% nella media dell’orizzonte di previsione; il tasso di interesse sui buoni del Tesoro poliennale a scadenza decennale, pari all’1,1% nella media del 2020, scenderà allo 0,7% nel 2021, per poi risalire gradualmente fino all’1,1% nel 2023; lo scenario incorporerà le misure di bilancio disposte dall’inizio della pandemia, la manovra per il triennio 2021-2023 e l’utilizzo dei fondi europei nell’ambito della Next Generation Ue.

Il sistema bancario si ritroverà, inoltre, ad affrontare due distinte problematiche: l’elevata complessità normativa bancaria e l’ingresso nel mercato di nuovi competitors, quali Big tech e Challenger bank, che spingeranno le banche verso il digitale e verso un ampliamento dell’offerta di prodotti e servizi.

Il timore del contagio ed i vari lockdown influiscono pesantemente sulla riduzione dell’attività degli sportelli bancari e dell’utilizzo del contante, sostituito dalla “moneta digitale”. Tali fattori, destinati ad implementarsi ulteriormente nel periodo postpandemico, indurranno le banche ad effettuare ingenti investimenti in strumentazione tecnologica22.

L’impatto del Coronavirus indurrà gli istituti bancari, soprattutto i maggiori, a rivedere i propri piani industriali, rinviando quelli richiedenti maggiori investimenti di capitale, ad utilizzare lo smart working come modus operandi ed a ridisegnare le procedure utili per l’erogazione dei crediti previsti dai Decreti governativi.

La banca del futuro, che viene delineandosi, genererà valore per i propri dipendenti e rivedrà il proprio modello operativo, adeguandolo alle esigenze del cliente. Si tratterà di una realtà digitale in grado di modificare rapidamente i propri strumenti ed organizzazioni, con il primario obiettivo di star il più vicino possibile ai propri clienti e di sviluppare competenze distintive, che consentiranno di orientarsi verso nuove opportunità di mercato23.

Talune banche avvieranno processi di fusione, aggregazione ed acquisizione, che comporteranno una riduzione degli operatori di maggiori dimensioni e l’insorgenza di “nicchie” di mercato24.

6. Conclusioni

Le banche italiane continueranno, con le dovute accortezze, a soddisfare la domanda di credito da parte delle imprese e famiglie, anche mediante il sostegno della politica monetaria e delle garanzie pubbliche.

I costi della provvista obbligazionaria si ridurranno ed i tassi di interesse sui prestiti si manterranno il più possibile contenuti. Ciò consentirà un’accelerazione di mutui e finanziamenti, mentre il credito al consumo si manterrà debole, almeno per i primi anni post Covid.

Il sistema bancario dovrà fare ancora i conti, sia nel breve che nel lungo periodo, con i già citati non performing loans. Le perdite di reddito ed entrate di tutti i settori produttivi nazionali, attuali e futuri, indurranno all’insolvenza definitiva dei finanziati, impossibilitati a restituire i crediti loro concessi dalle banche.

La profonda crisi economica pandemica, dunque, lascia presagire un futuro non propriamente roseo per il settore bancario, che, con l’aumentare delle sofferenze e la riduzione dei tassi di interesse, vedrà un’incisiva compressione della propria redditività.

La riduzione dei costi ed il consolidamento tra i distinti istituti bancari saranno, presumibilmente, le uniche vie percorribili per consentire una maggiore stabilità del settore e per attrarre l’attenzione dei maggiori investitori, che propendono per esposizioni finanziarie verso banche con bassi livelli di sofferenze ed alti livelli di redditività.


Note e riferimenti bibliografici

1 A. LODI, Recessione economica globale da Covid-19, in La Pressa, 2020.

2 F. ONIDA, Crisi globale,“Ecco la nuova politica economica che ci serve ora”, in Agenda Digitale, 2020.

3 Abstract of Autumn 2020 Economic Forecast, in European Commission, 2020.

4 Vedasi Statistical annex to European Economy Autumn 2020, in European Commision, 2020.

5 Si tratta di un’agenzia di rating italiana specializzata nella valutazione del merito di credito di imprese non finanziarie italiane e delle emissioni di titoli di debito.

6 Vedasi Evolution and impacts of the covid-19 pandemic emergency on italian non-financial corporates, in Cerved rating agency, 2020.

7 M. JATTONI DALL’ASEN, Coronavirus: il 10% delle aziende italiane in default (se l’emergenza non si ferma entro l’anno), in Corriere della Sera, 2020.

8 G. GALLICO, Il sistema bancario italiano dall’Unità ad oggi: integrazione e concentrazione, in Parentesi Storiche, 2020.

9 V. LASAGNA, Sistema bancario italiano, sfide attuali e prospettive future, in Cattolica Global Markets Magazine, 2020.

10 L. SPAVENTA, La grande crisi del nuovo secolo, in Treccani, 2009.

11 G. DI GIORGIO, Conto alla rovescia per il sistema bancario italiano. Cosa può accadere, in Qui Finanza, 2017.

12 S. DI TOMMASO, La debolezza del sistema bancario pone l’economia italiana a rischio, in Il Giornale della Finanza, 2019.

13 D. COLOMBO, Visco. Crisi coronavirus senza precedenti, farà vittime anche tra le banche, in Il Sole 24 Ore, 2020.

14 Si tratta di un’indagine condotta nella seconda metà del 2020 da Uilca, sindacato dei lavoratori delle imprese operanti nel settore bancario assicurativo ed esattoriale che fa capo alla Unione Italiana del Lavoro (UIL).

15 A. L’HOSTIS, L. DEYA, Gli effetti del Covid19 sul benessere finanziario in Italia, in Forrester, 2020.

16 T. LECCA, Prestiti a rischio per il Covid: l’Ue “invita” le banche a disfarsene il prima possibile, in Europa Today, 2020.

17 R. LOZZI I 2 grandi rischi per le banche nel 2021, in Money, 2020.

18 D. MARROCCOLI Credit Crunch: cos’è, quando si verifica e l’impatto avuto sull’economia italiana, in Economia Finanza Online, 2020.

19 A. ARGENZIANO, La Commissione Ue approva lo schema di sostegno alla liquidità per le banche italiane, in EURACTIV, 2020.

20 C. SCOZZARI, Che cosa succederà alle banche. Verità e falsità secondo Scozzari, in Start Magazine, 2020.

21 Vedasi Proiezioni macroeconomiche per l’Italia, da un’indagine condotta dalla Banca d’italia, in Banca d'Italia, 2020.

22 A. MONTI, Banking nel post-Covid: la banca è sempre più digitale, in Trusted Global Innovator, 2020.

23 M. UTILI, Banche e servizi finanziari, la pandemia impone più innovazione e servizi personalizzati, in International Business Machines Corporation, 2020.

24 C. SCOZZARI, Che cosa succederà alle banche. Verità e falsità secondo Scozzari, cit.

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